Due ponti tra architettura e struttura

Dal 9 al 12 febbraio 2017 si è tenuta a Verona la manifestazione “Legno & Edilizia” nell’ambito della quale sono stati presentati due ponti in legno di recente realizzazione strutturale; in questi manufatti sono state utilizzate strategie e materiali con differenti approcci concettuali.

Nel caso della Passerella pedonale di Cittadella il tema progettuale ha lavorato sulla ricerca della “sapienza costruttiva”, mentre per la Passerella ciclo-pedonale di Caldogno si è cercato di costruire un progetto incentrato sul concetto di “forza”.

Passerella pedonale sulla Riva dell’Ospedale a Cittadella (Padova)

Schermata 2017-06-12 alle 12.07.40La passerella pedonale in legno lamellare è stata realizzata in un contesto storico-ambientale estremamente affascinante; si trattava infatti di realizzare un collegamento stabile attraverso il vallo di una antica città murata, Cittadella, in provincia di Padova uno degli input progettuali definiti in accordo con l’Amministrazione Comunale di Cittadella era quello di progettare una struttura non convenzionale, soprattutto in considerazione delle particolari caratteristiche del luogo, che potesse essere accettata dalla locale Soprintendenza per i Beni Ambientali ed architettonici del Veneto Orientale.È stato scelto il legno come materiale principale per la struttura, cercando di evitare le soluzioni strutturali e gli stereotipi comuni per i ponti in legno. Nella scelta dei materiali, sicuramente determinante per la qualità dell’opera, il pensiero va agli elementi tipici della città medievale: il legno lavorato, la pietra e il ferro che, come citato da Gugliemo d’Alvernia (un importante teologo vissuto nel XIII secolo), […] è evidente che in confronto a questa città ammirevole il resto dell’umanità è come una foresta selvaggia […] al contrario delle pietre brute, grezze delle cave e al legno naturale, le pietre cementate e il legno lavorato (caementum, et clavi, et ceteraeque ligaturae inter lapides, et ligna) sono il simbolo dell’amore reciproco e delle esigenze spirituali che emergono fra le anime degli uomini […].

Questo pensiero è stato alla base della concezione architettonico strutturale del ponte, che ha avuto come fonte di ispirazione sia l’utilizzo dei materiali tradizionali, attualizzati con l’impiego dei trefoli di acciaio, che l’impostazione culturale del loro utilizzo: vires, et artem et artificium (forza, abilità tecnica e senso artistico, per usare le parole del filosofo medievale Gugliemo d’Alvernia).

La citazione che si è utilizzata in tale progetto è quella del meccanismo medioevale, non tanto come rilettura di macchine medioevali più o meno probabili, ma come riferimento nella progettazione ad alcune parti di una macchina da guerra come la balestra, dove parti del meccanismo hanno una funzione statica simile a quella di alcuni elementi strutturali di un ponte. Si è deciso quindi di disarticolare virtualmente una balestra per cercare di definire alcuni elementi strutturali per riscrivere un “abaco” strutturale. Con tali elementi si ridisegna il ponte- passerella.

Nel convegno “Legno e edilizia” del 10 febbraio sono stati presentati due ponti in legno di recente realizzazione, che hanno contribuito al dibattito della giornata per le loro peculiarità progettuali. Questi manufatti nascono da una strategia progettuale comune volta a privilegiare il rapporto con l’ambiente e il genius loci, ma che ha sviluppato due differenti momenti di riflessione.

Proprio i ponti rappresentano forse uno dei migliori ambiti progettuali dove indagare il fondamentale rapporto architettura-struttura, che è stato tradotto nel nostro caso sulla riflessione attorno a dei concetti base nella progettazione architettonica e negativa del ponte stesso, hanno suggerito un disegno non usuale, per enfatizzare quindi la presenza del vallo stesso attraverso una variazione di pendenza dell’impalcato, senza rendere tuttavia la passerella eccessivamente protagonista, e garantendo ovviamente l’accessibilità per le persone diversamente abili, considerando anche che le due quote di imposta sono su altezze diverse.

L’asimmetria rispetto al corso d’acqua sottostante e la curvatura del vallo in corrispondenza del ponte, ha suggerito di cercare una soluzione non simmetrica per rendere visibile anche la curvatura del fossato rispetto all’area del vallo.

L’arco asimmetrico inferiore, è ispirato ad una traiettoria balistica, per enfatizzare l’aspetto dinamico del ponte in contrasto con la staticità delle mura difensive, marcando l’idea della funzione principale del manufatto, il movimento.

Il risultato ottenuto è quello di una struttura apparentemente provvisoria, non antagonista rispetto al sistema fortificato che fa da quinta ma al tempo stesso “opera di ingegno”.
La passerella è stata quindi realizzata in legno di larice lamel- lare, con montanti in acciaio inox, cavi in trefoli di acciaio, fondazioni su pali di calcestruzzo, e con le due piazzole di accesso pavimentate in ciottoli e mattoni.

Ponte di Caldogno (Vicenza)
Schermata 2017-06-12 alle 12.34.00L’obiettivo principale del progetto era quello di ripristinare la via di collegamento ciclo-pedonale tra l’abitato della località Fornaci e il centro di Cresole, venuta a mancare in seguito al crollo di un vecchio ponte in legno sul fiume Bacchiglione causato dall’alluvione del 1966. Il desiderio espresso dalla committenza di realizzare nuovamente un ponte in legno, in memoria del vecchio ponte, e il particolare contesto ambientale nel quale si doveva intervenire ha richiesto lo sviluppo di un progetto finalizzato ad una non banale ricerca dello schema strutturale, considerando lo stretto rapporto esistente tra struttura e architettura presente in particolare nei ponti. Lo schema da adottare doveva necessariamente rendere il manufatto il meno invasivo possibile, senza trascurare il disegno degli elementi di finitura, e consentire al contempo il sostegno di alcune tubazioni relative ad impianti tecnologici che in parte già attraversano il fiume su una struttura provvisoria. La progettazione è stata finalizzata ad evitare il ricorso a soluzioni più invasive, come ad esempio l’utilizzo di pile in alveo, o di strutture strallate che avrebbero reso eccessivamente protagonista il manufatto in questo particolare contesto, al fine di svilupparsi verso una sorta di “nemesi”… dal danno subito con il crollo del vecchio ponte alla nascita di un nuovo manufatto che mira a “riparare” anche i torti subiti dal paesaggio per la presenza di molti manufatti “poco pensati”.

Nella scelta tipologica tra le diverse alternative affrontate in fase di progettazione lo schema statico di un arco a tre cerniere è risultato essere il maggiormente rapportabile all’ambito di progetto, al materiale da costruzione adottato e alle esigenze di montaggio.

Dal punto di vista formale l’elemento fondamentale del progetto riguarda il disegno del prospetto che è stato mirato ad enfatizzare il funzionamento strutturale dell’arco a tre cerniere, in modo da renderlo percettibile attraverso la disposizione dei montanti, l’enfatizzazione della cerniera centrale e il disegno delle due testate.
Lo schema della struttura portante, che è costituita da otto travi in legno lamellare di sezione variabile, incernierate in mezzeria, ha comportato l’adozione di un importante sistema fondazionale, come conseguenza della notevole spinta dell’arco ribassato. Tale scelta ha però reso più agevole la messa in opera dei semiarchi e nonostante la luce da superare fosse di
circa 38 metri, il sistema di travi ha in mezzeria uno spessore particolarmente ridotto (circa 55 cm) che sarebbe stato difficilmente conseguibile adottando altre soluzioni costruttive. Il disegno delle testate mira principalmente a rendere visibile l’elemento più importante dal punto di vista strutturale, il sistema fondazionale, altrimenti non percettibile; la grande spinta esercitata sulle cerniere di testa viene ripresa da una serie di diaframmi ovviamente non visibili, che vedono tuttavia resa evidente questa “prova di forza” nell’elemento in elevazione. L’interno delle testate è stato disegnato privilegiando linee più morbide per marcare un’altra funzione delle testate stesse, che diventano elemento di protezione delimitando al tempo stesso lo spazio del ponte che vuole così diventare anche un riferimento urbanistico nel territorio. Il pregevole ambiente naturale ha determinato la scelta del legno lamellare come materiale strutturale e del vetro per il parapetto, sia per richiamare la trasparenza del fiume che per migliorare la percezione del contesto dal ponte e renderlo al contempo meno invasivo. Nel punto in cui si colloca il manufatto il fiume normalmente presenta delle particolari caratteristiche di trasparenza dovute al basso livello medio e alla particolare purezza dell’acqua; l’alveo del fiume è caratterizzato dalla presenza di ghiaia e nell’intorno sono presenti alberi e arbusti.

Il parapetto è costituito da montanti di acciaio inox che sostengono lastre di vetro che, in prospetto, coprono le travi portanti, soluzione adottata per proteggere gli elementi lignei
poiché il legno lamellare è un materiale che richiede grande attenzione quando impiegato all’esterno. La pavimentazione dell’impalcato è in legno naturale di larice
mentre le testate sono in cemento armato. Anche la necessità di prevedere il sostegno di alcune canalizzazioni integrandole con la struttura, è stata considerata già in fase di progettazione allo scopo di rendere gradevole la vista del ponte anche dalla zona inferiore, considerando che questa si specchia sul corso d’acqua. Nella progettazione si è tenuto conto anche della problematica relativa alla protezione degli argini; per questo motivo la zona sottostante al ponte è stata completata con un rivestimento in ghiaia finalizzato a proteggere la sponda e il sistema fondazionale.

 

Lucio Bonafede

ingegnere

 

Francesca Emma

architetto

Autore: Karin Cipriani
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