Il canale Biffis: alta ingegneria a servizio del territorio

Con il contributo della Commissione Docenti, organizzatrice della visita tecnica

Quante sono le persone che, pur vivendo nei territori bagnati dall’Adige, dal confine della provincia di Trento no alle porte di Verona, conoscono la storia del Canale Biffis? Questa enorme autostrada dell’acqua, progettata negli anni 20 del secolo scorso, ultimata negli anni 40 ed ora (dalla metà del 2016) di proprietà di Hydro Dolomiti Energia con sede in Trento, è talmente discreta, silenziosa, quasi sempre nascosta, da non comparire quasi mai nelle cronache di vita quotidiane. Come i veri grandi personaggi della cultura, delle arti, della medicina, che poco appaiono ma molto fanno, anche il canale Biffis lavora molto…molto in silenzio.
Proviamo a conoscerlo un po’ da vicino? Servirebbero tante pagine per descriverlo in tutti i suoi aspetti, ma ci limiteremo ad una generale illustrazione delle sue caratteristiche più importanti.

 Notizie storiche

Schermata 2017-06-13 alle 15.12.11L’utilizzo dell’acqua dell’Adige ha avuto un travagliato avvio. Nel secolo scorso infatti erano già attive varie concessioni per il funzionamento di segherie di marmo, di molini per cereali e per uso irriguo. Fra queste la più importante assegnava al Consorzio Agro Veronese la quantità d’acqua sufficiente per un comprensorio di 12.000 ettari di terreno in forza del decreto napoleonico del 25 luglio 1806. Le prime notizie che ci giungono, relativamente all’utilizzo di acqua per uso idroelettrico, risalgono al 1902 quando fu apposta una riserva a favore delle Ferrovie dello Stato per la trazione elettrica della Ferrovia Milano-Venezia. Nel 1906 La Società Elettrica Milani chiede la concessione di derivare acque dal ume sfruttando un salto di mt 17,84 prelevando acqua di fronte all’abitato di Brentino. Negli anni seguenti, fra le molte istanze che pervennero al Ministero dei Lavori pubblici a seguito del Decreto 21.1.26, furono accettati soltanto i progetti dell’Ing. Bifis, di Tullio Tschurchenthaler di Trento, della Società Elettrica Milani e del Consorzio Alto Agro Veronese. Dal 1915 al 1929 il “dominio” di questo tronco dell’Adige venne conteso da due ambiziosi disegni: Il progetto Galtarossa – Milani – Società del Gruppo Adriatica (l’Azienda Milani è la stessa che aveva in esercizio il canale Giuliari/ Milani che serviva le centrali di Sorio in comune di San Giovanni Lupatoto). Questo progetto prevedeva uno sbarramento uviale ad Ala di Trento, più o meno nella stessa posizione dell’attuale, un canale derivatore no a Volargne di Vr dove era prevista la centrale di 1° salto; a valle della stessa un secondo sbarramento ed un allargamento del canale consortile esistente (quello che parte dalla chiusa di Ceraino) no al Chievo dove ci sarebbe stata la centrale di 2° salto.

Schermata 2017-06-13 alle 15.11.34Il progetto Biffis – Consorzio utenti Acque Medio Adige SGAMA (Società Generale Acque Medio Adige), poi SIMA (Società Idroelettrica Medio Adige). Questo progetto prevedeva invece uno sbarramento fluviale ad Ala di Trento, un canale costruito ex novo da Ala a Bussolengo, dove ci sarebbe stata la centrale di 1° salto, e da Bussolengo al Chievo con la centrale di 2° salto. Ambedue gli studi si proponevano di impiegare le acque pubbliche sia per produzione di energia elettrica sia per irrigazione. Dopo una disputa di 15 anni combattuta con ricorsi, memorie e carte da bollo, nel settembre del 1928, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici diede la preferenza alla proposta dell’Ing Ferdinando Bifis, poiché questa soluzione, anche se più costosa, assicurava una maggiore estensione del comprensorio irriguo, valutato in 30.000 ettari; inoltra si temeva, con il progetto Galtarossa Milani, che non fosse possibile allargare il canale consortile in tempo utile per il suo utilizzo nella stagione irrigua. Furono proposte “opposizioni” dalla Società Elettrica Milani, dai Fratelli Galtarossa, dall’Autorità Militare, dall’”Associazione Proprietari di ruote idrovore”, dalla “Società Anonima Marmi Colorati”, dai Comuni di Brentino e di Avio, dal “Consorzio Agro Veronese”, dagli abitanti della frazione di Nassar, dal Comune di Dolcè e da numerosissime ditte private

È importante ricordare che all’epoca non esisteva l’ENEL, Ente di Stato dal 1962 no al 1992, ma solamente molte società elettriche private che potevano chiedere allo Stato la concessione per l’uso industriale delle acque; l’impianto del Medio Adige, ovvero l’insieme del canale Bi s e delle centrali di Busso- lengo e Chievo, fu costruito ed esercito da privati no al 1966 ca.

I lavori per la costruzione dell’imponente opera vennero iniziati nel 1929, ma dovettero subire una sosta forzata a causa della recessione mondiale che nasce in America nel 1927. La concessione venne successivamente rilevata dalla Società Idroelettrica Medio Adige-S.I.M.A, costituita, pariteticamente, tra le tre società elettriche: SADE, Edison e Valdarno.

Il progetto Biffis venne parzialmente modificato dagli studi di Ingegneria della Edison e della Sade, rispettando però le premesse delle scelte originarie e mantenendo sostanzialmente gli impegni per le forniture irrigue nell’agricoltura. Sotto la nuova direzione, i lavori vennero ripresi nel 1938 e conclusi nel 1943, in zona di operazioni militari della seconda guerra mondiale. (il 10 luglio 1943 venne u cialmente riempito per la prima volta). L’impianto, dopo essere passato in proprietà dell’Ente Nazionale Energia Elettrica (Enel) a seguito della legge di nazionalizzazione dell’energia del 1962, dal 15 luglio 2008 è stato conferito alla società Hydro Dolomiti Enel costituita tra Enel e Dolomiti Energia (Trento) no alla metà del 2016.

Il progettista: ing. Ferdinando Biffis (1875-1943)

Laureato in ingegneria idraulica all’età di 20 anni al Politecnico di Zurigo, fu Direttore dei servizi elettrici di Verona. Fra le sue opere il Progetto per la Società SGAMA (poi SADE, oggi ENEL) del canale che scorre da Ala (Tn) a Chievo (Vr) per rifornire d’acqua le centrali elettriche di Bussolengo e Chievo. Si trasferì poi a Mestre, dove assunse la direzione delle Filovie di Mestre.

Caratteristiche tecniche generali

Il canale Biffis preleva l’acqua dal ume Adige presso Ala-Avio in località Pilcante (Tn) e la restituisce al ume presso la frazione del Chievo di Verona dopo un percorso di ca 47 Km. Realizzato durante la seconda guerra mondiale è in esercizio dal 1944. L’acqua viene utilizzata sia per scopi idroelettrici che per irrigazione di 30.000 ettari con una portata massima di concessione di circa 135 mc/secondo. Attualmente la produzione delle centrali di Bussolengo e di Chievo soddisfa il fabbisogno energetico di quasi 215.000 famiglie (più di 800.000 persone) ed evita l’immissione di 320.000 tonnellate di CO2 in atmosfera all’anno. Per questa ragione Enel negli anni 2003/2004 ha potenziato e modernizzato i macchinari per ottenere i Certi cati Verdi (ovvero una certi cazione Internazionale che riconosce l’impianto a fonte rinnovabile e permette di negoziare le mancate emissioni di CO2 ai ni del rispetto del Protocollo di Kyoto).

Descrizione dell’impianto

L’impianto è del tipo ad acqua uente: utilizza cioè, su due successivi salti di cascata, uno a Bussolengo ed uno al Chievo (salto complessivo di 64,15 ml), la portata derivata dall’Adige ad Avio, no al valore massimo di concessione di 135 mc/secondo con restituzione al Chievo. La predetta portata viene integralmente impegnata dal 1° di ottobre al 14 di aprile di ogni anno, per produzione di energia elettrica, mentre nella stagione irrigua circa 25 mc/secondo sono riservati all’agricoltura (circa il 20 %). Lo sbarramento venne costruito “appoggiandosi” ad un isolotto naturale presente nell’Adige in quel punto, costruendo un diaframma che avrebbe deviato il corso del ume durante la costruzione dello sbarramento (pennello deviatore). Lo sbarramento venne eseguito utilizzando il sistema dei ”cassoni pneumatici”, che rappresentavano una tecnica particolare delle costruzioni idroelettriche. Lo sbarramento presso Ala sottende un bacino imbrifero di 10.615 Kmq. La quota di massima ritenuta è di 137,50 ml s.l.m.

Numeri

Il canale all’aperto è rivestito da piastre in calcestruzzo di spessore variabile fra cm 15 e cm 40, per una super cie complessiva di 1.200.000 mq. Le discontinuità di tali rivestimenti (giunti di dilatazione), realizzate per esigenze costruttive e per il ritiro del conglomerato, sono state intasate originariamente con bitume reso liquido in appositi fornelli. Lo sviluppo complessivo dei giunti è di 309.000 ml. L’imponente opera, che a pieno carico invasa circa 5 milioni di mc d’acqua, ha richiesto per la sua realizzazione il seguente impegno:
– aree espropriate mq 4.500.000
– scavi all’aperto mc 6.000.000
– scavi in galleria mc 650.000
– volume dei rilevati per costruzione dei corpi arginali mc 5.700.000
– volume dei calcestruzzi mc 900.000 (Diga del Vajont mc 353.000)
– rivestimenti di scarpate in acciottolato mq 135.000
– ponti di attraversamento n. 54.

Notizie sulle maestranze

Parteciparono alle attività di costruzione circa 15 imprese civili il cui organico variava da 70 a 150 persone cadauna con un volume di persone giornalmente impegnate che variava da 900 a 1300. La provenienza della mano d’opera era in prevalenza locale, ma erano presenti anche maestranze di padovani, milanesi, varesini, bergamaschi, siciliani e calabresi. Gli operai e i tecnici trovavano alloggio in prefabbricati posti lungo il costruendo canale. Furono anche impiegati prigionieri politici, del cui numero non si ha traccia in quanto erano gestiti direttamente dall’autorità militare. Un campo di internamento italiano (denominato PG) per prigionieri militari neozelandesi, sito in località Pol di Pescantina, forniva giornalmente circa 250 uomini per i lavori di scavo. Tutti gli scavi furono compiuti a mano con pale e picconi, salvo rari impieghi di escavatori a funi che portavano in bella evidenza la scritta propagandi- stica “escavatore italiano” (non si deve dimenticate che i lavori vennero condotti dall’anno XVI all’anno XXI dell’era fascista in piena “autarchia”). Le attività lavorative si articolavano su 6 giorni settimanali. Era permesso di assentarsi dal lavoro solo per gravi motivi di salute, per permessi per la trebbiatura o per richieste dell’autorità militare.

Principali imprese impegnate nella costruzione:
Imprese edili
– recchia (Verona), To ali e Tomiccioli (Verona), Ottolini (Milano), Bellini (Bergamo), To ali (Verona), Lepasin (Vittorio Veneto ), Leonardi (riva del Garda), Tedeschi (Verona), roncari (Verona);
– Cerutti (Milano ): costruzione ponte-canale sul Tasso.

Imprese Elettromeccaniche
– TIBB/Tecnomasio Italiano Brown Boveri (Milano): lavori per gli alternatori di Busso- lengo;
– Ansaldo-CGE (Costruzione General Electric) : lavori per gli alternatori di Chievo; – riva Ing. Alberto (Milano): turbine e regolatori di velocità di Bussolengo e Chievo;
– BrownBoveri (Milano): regolatori di tensione;
– riva Calzoni (Bologna): tutte le paratoie.

Claudio Malini

Autore: Karin Cipriani
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