Investire nel futuro: diciotto FabLab al via

Diciotto progetti finanziati, altri sette approvati ma in attesa di futuri finanziamenti per un totale di 2 milioni di euro di investimento pubblico. All’inizio di luglio 2015 a Padova si sono riuniti per la prima volta i referenti dei FabLab che riceveranno fino a 100.000 euro ciascuno di finanziamento grazie a un innovativo Bando Regione Veneto in collaborazione con AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale. Un tweet di Gianluigi Cogo, coordinatore del progetto per la Regione Veneto, racconta come non si tratti solo di un finanziamento pubblico:

“Prima riunione dei #FabLab finanziati dalla Regione Veneto. Oggi inizia l’avventura del #network e della #community”.

Gianluigi Cogo, cosa vuol dire per la Regione Veneto investire in un bando così innovativo, una iniziativa inedita in Italia per un ente pubblico?

La nostra Regione ha un tessuto economico fatto da tanta capacità manifatturiera e artigianale di grandissima qualità e distribuita in migliaia di piccole e medie realtà, una sistema oggi messo a dura prova dalla crisi economica e in difficoltà a trarre vantaggio dall’introduzione del digitale.

Come Regione Veneto abbiamo accettato la sfida di stimolare “dal basso” la nascita di una ventina di laboratori distribuiti sul territorio e ai quali chiediamo di diventare ecosistema di innovazione, luoghi nei quali si fa ricerca e formazione attirando giovani, aziende, professionisti, scuole, università.

 

FabLab_Tools-Fablab-Berlin

Quali caratteristiche avranno i progetti selezionati con il bando “FabLab Veneto”?

Abbiamo cercato di mettere meno burocrazia possibile, ma nel contempo abbiamo disegnato un progetto ben preciso per la nascita dei nuovi FabLab:

  • essere inclusivi, creando spazi aperti a tutti con almeno 20 ore al mese di accesso gratuito;
  • fare formazione con corsi, workshop ed eventi;
  • tipizzarsi, darsi una traiettoria di sviluppo originale tra i diversi progetti.

Quindi non solo stampa 3d…

Esatto! Vogliamo che nei FabLab si faccia ricerca!

Non una ricerca di tipo “accademico”, ma dei living lab in grado di farsi adottare dalle aziende che vogliono innovare e non ne hanno le risorse umane ed economiche per farlo internamente.

Sono di fatto delle startup innovative, ma in modo “anomalo”: tra i vincitori del bando abbiamo fablab già aperti, scuole, ma anche associazioni costituite ad hoc da gruppi di amici con diverse competenze.

Nel bando abbiamo preteso che i candidati presentassero delle lettere di endorsement scritte da scuole, associazioni industriali, università: ci interessa far crescere realtà ben collegate e riconosciute dal territorio!

Che tipo di attività vi aspettate di trovare sviluppate nei FabLab del progetto?

Già nel primo incontro di oggi iniziato a scoprire storie interessanti: il nostro tessuto produttivo è legato all’artigianato, unito a grandi capacità manifatturieriere. Iniezioni di digitale sono possibili in tutti i settori, per esempio pensiamo alla domotica applicata alla produzione di cucine e elettrodomestici, ma anche sensoristica e Internet of Things nell’agrifood o nel fashion.

Oramai lo abbiamo capito: in Italia non possiamo competere con San Francisco, Londra o Berlino nel campo delle startup tecnologiche immateriali, ma siamo maledettamente bravi con gli oggetti fisici e con una capacità innata di realizzare cose belle. Ed è con queste caratteristiche che vogliamo rimanere primi nel mercato mondiale!

Quale sarà il ruolo della Regione Veneto per i prossimi 18 mesi?

La Regione avrà il ruolo di facilitatore: li aiuteremo per la fase di setup degli spazi fisici, per l’acquisto/affitto locale, la messa a norma degli impianti, l’acquisto di attrezzature (frese, lasercut, stampante 3d, computer). Potranno anche pagare dei gestori degli spazi, assumendo personale.

Abbiamo chiesto a tutti di fare dei SAL (Stati Avanzamento Lavori) periodici in modo da mantenere sotto controllo le spese e documentare in dettaglio gli investimenti, ma limitando la burocrazia al minimo indispensabile. Come Regione possiamo dare degli anticipi con fideiussione: i 100.000 euro verranno infatti erogati solo alla fine dei 18 mesi.

Torniamo al tweet di oggi: cosa vuol dire creare una community?

L’obiettivo più sfidante che ci siamo dati è quello di mettere in rete fin dall’inizio tutte queste nuove realtà e creare insieme una community in grado di scambiarsi buone pratiche, stimolare progetti, fare massa critica per acquistare beni e servizi, comunicare all’esterno le iniziative e le opportunità di collaborazione.

Dare vita a una community in grado di inventare nuove traiettorie, questa è la scommessa: come hanno fatto ieri i nostri padri, oggi rilanciamo grazie alle potenzialità della digital trasformation.

Un esempio da copiare per altre Regioni?

Assolutamente! Ci stanno già contattando varie altre regioni per avere supporto nella stesura di bandi simili al nostro e ne siamo molto felici.

About Carlo Reggiani

Ingegnere elettronico. Lavora azienda privata nel settore IT e si occupa di System Integration, architetture Cloud, Application Lifecycle Management, organizzazione e coordinamento di gruppi di progetto con metodologie Agile, Social Enterprise.
Autore: Carlo Reggiani
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