Le professioni unite per le Pari Opportunità

E’ degli ultimi mesi la creazione di un Coordinamento Interprofessionale Pari Opportunità a Verona a cui ha attivamente partecipato la Commissione pari opportunità dell’ordine degli ingegneri. L’organo è stato costituito di comune accordo da diversi ordini professionali delle aree giuridica, economica, tecnica e sanitaria di Verona “al fine di garantire le pari opportunità nell’accesso e nello svolgimento delle libere professioni, promuovendo la rimozione di comportamenti discriminatori di qualsivoglia ragione, dando particolare attenzione ai giovani che si affacciano nel mondo professionale”.

Il regolamento di base di questo gruppo interprofessionale è già stato siglato da diversi ordini e collegi (architetti, commercialisti, avvocati, medici, geometri….) e dall’Ordine degli Ingegneri nella seduta del consiglio del 13 maggio 2015.

Nell’ambito di questo gruppo interprofessionale si è prestata particolare attenzione in questi ultimi mesi alla tematica dell’accesso anche per le libere professioniste al Fondo Garanzia per le piccole medie imprese-imprenditoria femminile, come già indicato anche nella recente newsletter dell’Ordine degli Ingegneri di Verona del 17/07/2015. Un altro compito molto importante che si è prefissata in questi ultimi mesi la Commissione pari opportunità dell’Ordine degli Ingegneri di Verona è quella di monitorare la presenza delle donne nei consigli di amministrazione e di controllo nelle società controllate da pubbliche amministrazioni, e di promuovere la candidatura di donne iscritte all’ordine stesso. A tal proposito, nel corso degli incontri è stata svolta un’analisi della legge n. 120 del 12 luglio 2011, la cosiddetta Golfo-Mosca, e del DPR n. 251 del 30 novembre 2012, di cui si allegano a margine i risultati.

Promemoria sulla legge Golfo-Mosca

Riferimenti di legge

  • Legge 120/2011 (legge Golfo–Mosca)
  • DPR 251/2012, regolamento di attuazione per le aziende pubbliche, entrato in vigore il 12 febbraio 2013

Disposizioni di legge

Gli organi di amministrazione e controllo:

  • delle società quotate in scadenza a partire dal 12 agosto 2012;
  • delle società controllate da pubbliche amministrazioni in via diretta e indiretta, a partire dallo scorso 12 febbraio 2013 (data di entrata in vigore regolamento DPR 251/2012)

dovranno essere rinnovati riservando una quota pari a:

  • 1° rinnovo, almeno 1/5 dei propri membri al genere meno rappresentato (20%);
  • 2° e 3° rinnovo,la quota dovrà passare almeno a 1/3 (dal 20% al 33%).

Ambito di applicazione

  • società quotate in borsa (tutte)
  • pubbliche amministrazioni ((di cui all’art. 1, comma 2, del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (c.d. Testo Unico sul pubblico impiego): “per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli Enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300” (dalle FAQ sul sito del Min. PO)))

NB: non si applica alle società con Amministratore Unico Statistiche

Periodo di applicazione

La Legge n. 120/2011 ha un’efficacia limitata nel tempo: la sua durata complessiva è stata fissata in tre mandati consecutivi.

[NdR: il periodo di applicazione può durare solo 3 anni se il rinnovo delle cariche è annuale, 9 anni nel caso di rinnovo ordinario triennale…]

Vigilanza

I poteri di monitoraggio e vigilanza sulla corretta applicazione delle quote nelle società pubbliche, e quindi anche l’istruttoria finalizzata all’irrogazione delle sanzioni, è attribuita alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e in particolare al Dipartimento pari opportunità. Attualmente l’autorità di vigilanza è il Presidente del Consiglio.

Nel caso delle società quotate nei mercati regolamentati l’organismo di vigilanza è la Consob che può irrogare sanzioni pecuniarie, nel caso di mancato rispetto della quota di genere in un organo di società pubblica.

[NdR: nei primi due anni di rinnovi la regola delle quote è stata molto disattesa: nel 46% dei casi da CdA collegiale è stato nominato un amministratore unico (maschio nel 92% di casi) eludendo l’obbligo delle quote) mentre i CdA / cons. sindacali rinnovati in forma collegiale nel 73% dei casi non rispettano le quote – dati del dipartimento P.O. del ministero a maggio 2014].

Segnalazioni

Gli organi di amministrazione e di controllo devono effettuare un’attività di vigilanza sulla conformità della loro composizione alla Legge n. 120/2011. In particolare, tale obbligo sussiste in capo al collegio sindacale, che, ai sensi dell’art. 2403 c.c., vigila sull’osservanza della legge e dello statuto.

Inoltre chiunque abbia interesse può segnalare sempre alla casella di posta elettronica certificata (segreteria.interventipariop@pec.governo.it) la carenza di equilibrio tra i generi nella composizione degli organi sociali delle società ricadenti nell’ambito di applicazione del DPR 251/2012.

[NdR: nei primi due anni sono prevenute 246 segnalazioni, di cui 243 dalle stesse società soggette e solo 3 da privati].

Candidature

Ogni società / ente stabilisce le regole di presentazione delle candidature: per conoscere il singolo caso è necessario informarsi (in genere ci sono informazioni pubblicate sul sito ai fini della trasparenza).

Scadenze dei rinnovi

Ogni società / ente può avere regole diverse: scadenza ordinaria da 3 anni a 1 solo esercizio (annuale).

Statistiche

presenza di donne nei CdA: –

  • nel 2010 al 6%,
  • nel 2011 al 7,4%
  • nel 2013 al 17%
  • nel 2014 al 22%

NB: donne amministratore delegato/amministratore unico ancora ferme sotto il 6%, non solo in Italia ma anche in Europa, anche nei paesi del Nord.

NB: in Europa la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle maggiori imprese quotate è in media circa il 20,2 per cento. Nel 2010 la stessa percentuale si assestava all’11,9 per cento. I paesi del Nord, comprese Francia e Germania, arrivano al 25% già da anni (in Norvegia picco del 40%). Il miglioramento in Europa è dovuto soprattutto ai paesi come l’Italia o la Spagna, dove tuttavia la legge ha funzionato meno.

Effetti

Nel complesso è innegabile un netto miglioramento delle presenze di donne nei CdA. L’idea, sperimentata all’estero, è che le aziende dove ci sono più donne discriminano meno in base al genere e sono più aperte alla conciliazione tra vita e lavoro. Una ricerca appena pubblicata da Coldiretti sostiene anche che le imprese con più donne ai vertici abbiano resistito meglio alla crisi. In più «i board italiani rinnovati dopo la riforma sono in genere più giovani e con membri più istruiti. Significa che l’obbligo delle quote ha innescato un processo positivo, che ha spinto a selezionare migliori candidati anche tra gli uomini, non solo tra le donne»: lo sottolinea Paola Profeta, professore di Scienza delle finanze all’università Bocconi, che sotto il coordinamento del dipartimento Pari opportunità ha condotto lo studio “Women mean business and economic growth”, scattando una foto, dopo l’introduzione della legge Golfo-Mosca, ai CdA e collegi sindacali delle società italiane quotate e analizzando oltre 3100 curricula.

Altro fatto positivo registrato è che le donne elette nei CdA non hanno accumulato incarichi, infatti il 90% siede in un solo Consiglio di amministrazione e il 70%, contro il 23% del 2005, è “indipendente” ossia non legato alla proprietà dell’azienda.

Azioni possibili

  • informazione agli/alle iscritti/e sui contenuti della legge Golfo-Mosca;
  • supporto alla candidatura di professioniste con curriculum qualificati:
    • gestione di un database delle scadenza dei CdA nel nostro territorio
    • presentazione di candidati quando previsto dai regolamenti dei singoli enti

Esempio Comune di Verona in base alla delibera consiliare in vigore “Possono presentare candidature: a) i componenti del Consiglio Comunale e gli Assessori; b) gli Ordini professionali, limitatamente agli iscritti nei rispettivi Albi, e il Rettorato dell’Università di Verona; c) le associazioni sindacali, professionali e di categoria aventi sede o delegazioni a Verona. Ciascun proponente non può presentare più di tre candidati per ente, mentre la stessa candidatura è ammissibile per uno o più enti, fino al numero massimo di tre, nel caso di enti riconosciuti omogenei per campo di attività.

  • vigilanza affinché le casse di previdenza delle categorie professionali rispettino le quote (Inarcassa rinnoverà il CdA nel 2015, il vecchio era a 2/11 nonostante avesse la presidente donna);
  • segnalazione società/enti del territorio al Ministero P.O. in caso di mancata applicazione della norma.

About Monica Bertoldi Giovanna Ghio

Autore: Monica Bertoldi Giovanna Ghio
Tag

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login

Lost your password?