Manifattura 4.0: Ingegneria alla sfida dell’innovazione e dell’efficienza

La relazione finale del gruppo di lavoro sul tema “Industry 4.0” sollecitata dal Consiglio Nazionale Ingegneri per il lavoro di preparazione della mozione finale del Congresso Nazionale di Palermo dello scorso giugno. 

Elementi di confronto e quadro di riferimento

I processi legati alla così detta Manifattura 4.0 – ovvero alla crescente integrazione tra tecnologie digitali e processi produttivi di tipo industriale – rinviano ad un concetto più ampio di Digital transformation, ambito in cui l’ingegneria, nei suoi diversi settori di specializzazione, svolge un ruolo chiave ed è profondamente coinvolta.

Le innovazioni in ambito digitale (dalla manifattura additiva all’Internet of things, dai sistemi gestionali più avanzati fino alla gestione ed utilizzo dei big data ad esempio in chiave di business intelligence) il più delle volte nascono in ambito propriamente ingegneristico. Nello stesso tempo, questo tipo di innovazione sottopone gli ingegneri ad acquisire nuove competenze specie nell’ambito della progettazione. Si tratta pertanto di un processo complesso, che agisce in due direzioni distinte, in cui da un lato l’ingegneria genera idee nuove e dall’altro impone agli stessi ingegneri di adoperare nuovi strumenti e di acquisire competenze nuove.

In questo senso, il CNI è chiamato non solo ad analizzare e tenere sotto osservazione, in modo accurato, un fenomeno che appare in continua evoluzione e che è strategico per il sistema-Paese, ma ad essere protagonista, con una propria puntuale posizione, di un processo culturale e di trasformazione tecnologica tutt’altro che semplice e di facile governabilità.

Il gruppo di lavoro ha cercato di individuare alcuni elementi chiave che descrivono lo scenario in cui sta evolvendo e si sta affermando in Italia la Manifattura 4.0 e, con essa, la Digital Transformation. Gli elementi chiave sono stati individuati anche con l’intento di definire un’azione incisiva di cui il CNI possa farsi carico.

In particolare:

– occorre riconoscere che il sistema produttivo italiano rivela, nonostante i molti sforzi, un ritardo in termini tecnologici, strategici e organizzativi se messi a confronto con quanto accade nei principali paesi industrializzati;

– le figure tecniche operanti in azienda potrebbero non avere competenze adeguate ad affrontare il processo legato alla digital transformation; questo aspetto è una minaccia, ma anche un’opportunità per chi, come gli ingegneri, dispone di elevate competenze tecniche, adeguate per guidare il processo di trasformazione in atto;

– Manifattura 4.0 e Digital transformation impongono l’acqui- sizione di nuove competenze attraverso adeguati processi formativi sia nel settore privato che nell’ambito della Pubblica Amministrazione. L’upgrading delle competenze può avvenire attraverso il ricorso estensivo di bilanci delle competenze e poi di percorsi formativi che permettano, soprattutto alle figure tecniche, di accompagnare il processo di modernizzazione in atto nel Paese;

– il sistema ordinistico rischia di “intercettare” solo una minima parte degli ingegneri (dell’industria e dell’informazione) coinvolti nei processi Manifattura 4.0 e Digital Transformation. Il gruppo mette in evidenza come gli Ordini ed il CNI siano impegnati a rappresentare le istanze del lavoro professionale, focalizzandosi meno sulle istanze di un’altra parte cospicua di ingegneri, ovvero coloro che operano come dipendenti di strutture pubbliche o private o che non vedono l’iscrizione all’Albo professionale come necessaria. Il recupero degli ingegneri dell’Industria e dell’informazione nell’alveo ordinistico può avvenire proprio attraverso un’offerta formativa più ampia e tarata su nuovi temi come Manifattura 4.0, un’offerta, anche attraverso il ricorso ai fondi interprofessionali, in cui gli Ordini acquisiscano un ruolo guida (con un maggiore livello di partecipazione).

Nel complesso, il gruppo di lavoro riconosce che la Manifattura 4.0 e la Digital Transformation rappresentano fenomeni che coinvolgono in modo diretto l’ingegneria italiana e dai quali, pertanto, il CNI non può rimanere distante o non esprimere una propria specifica visione strategica.

Le linee di intervento delle quali il CNI dovrebbe farsi carico possono essere suddivise in 3 categorie:

1. definizione di una visione strategica del Consiglio Nazionale degli Ingegneri sui principali aspetti connessi alla trasformazione dell’industria, alla rapida diffusione delle tecnologie digitali, all’impatto delle nuove tecnologie sui sistemi produttivi;

2. azioni ed interventi concreti per rafforzare e garantire un più intenso protagonismo dell’ingegneria dei processi legati alla Manifattura 4.0 ed alla Digital transformation;
3. l’avvio da parte del CNI di una chiara strategia di attrazione degli ingegneri dell’informazione e degli ingegneri industriali nel sistema ordinistico.

Idee/proposte per la mozione congressuale

a) Il gruppo di lavoro ritiene opportuno che il CNI definisca un quadro chiaro dello “stato dell’arte” della Manifattura 4.0 e della Digital Transformation in Italia elaborando, conseguentemente, una propria visione prospettica di breve-medio periodo (obiet- tivi da perseguire, linee di azione esperibili, tenuto conto del contesto nazionale e di quello internazionale). è necessario che nell’elaborazione di una propria visione strategica del fenomeno, il CNI adotti una prospettiva internazionale, ovvero che vada al di là di ciò che accade in Italia. Una volta definita la propria posizione sulle caratteristiche del fenomeno e degli obiettivi da perseguire, il CNI dovrà rafforzare il proprio ruolo di interlocutore sia del Governo nazionale che in ambito europeo sulle tematiche e, soprattutto, sulla definizione delle policy in materia di Manifattura 4.0 e di Digital Transformation.

b) La digitalizzazione dei processi e la Manifattura 4.0 presuppongono un processo continuo di adeguamento delle competenze, anche in ambito tecnico è opportuno che il CNI promuova e sostenga percorsi di formazione continua in questo ambito specifico, in particolare divenendo parte attiva di piani formativi promossi da enti bilaterali, inserendosi, ancor più nei circuiti dei Fondi interprofessionali ed operando attraverso la Scuola di formazione per l’ingegneria. Il CNI si farebbe promotore di un servizio ad hoc, tarato sulla categoria degli ingegneri, avviando un intervento di avvicinamento tra gli Ordini territoriali e l’industria in trasformazione. In questo senso il CNI e gli Ordini si farebbero portavoce delle esigenze (di formazione ed accrescimento delle competenze) anche di quella componente di ingegneri non iscritta all’Albo e che non percepisce il Consiglio Nazionale come un punto di riferimento. c) Il BIM (Building Information Modelling) è una delle espressioni più evidenti di digital transformation, con un impatto diretto sulla figura dell’ingegnere. Il BIM imporrà progressivamente un salto culturale nel modo di operare dell’ingegneria. Rispetto ad un passaggio di fase così rilevante, si ritiene utile che il CNI, in primo luogo, esprima una propria visione ed una propria posizione. Il BIM impone canoni nuovi di progettazione e l’attivazione di nuove competenze, che peraltro non riguardano solo gli ingegneri civili ma anche quelli operanti in ambito industriale e gli ingegneri dell’in- formazione. Si ritiene utile ed opportuno che il CNI e gli Ordini territoriali pongano in essere, in modo uniforme e coordinato, un’azione incisiva legata al BIM, sia attraverso un percorso informativo che attraverso efficaci percorsi formativi che consentano all’ingegneria italiana di affrontare nel modo più appropriato ed efficace un cambiamento particolarmente incisivo.

d) Il CNI deve avviare rapidamente un’azione di indirizzo e di stimolo affinché
i singoli Ordini acquisiscano maggiori competenze in materia di Manifattura
4.0 e Digital Transformation e diventino soggetti attivi nel proprio territorio di riferimento nelle relazioni con i nuovi incubatori di innovazione quali FabLab (Fabrication Laboratory) e Innovation Lab, oltre con le Università e centri di ricerca, nella logica dell’Open innovation. Da questo punto di vista il CNI dovrebbe definire, dati i singoli contesti territoriali ed individuate alcune buone pratiche, delle linee strategiche lungo le quali gli Ordini dovrebbero muoversi anche in una logica di riduzione del divario e delle distanze esistenti tra gli Ordini stessi ed ampi “segmenti” di ingegneri (specie quelli del settore industriale), che non riscontrando nel sistema ordinistico un punto di riferimento, non sono iscritti all’Albo.

e) Il CNI deve porsi come obiettivo di breve periodo una maggiore focalizzazione sul terzo settore (ingegneria dell’informa- zione) che sarà sempre più protagonista dei processi legati alla Manifattura 4.0 e della Digital Transformation. Si chiede al CNI in particolare di riaprire, nelle sedi competenti, il dibattito ed il confronto sulla norma Uni 11621 riguardante le profes- sioni non regolamentate e in particolare le parti 1, 2, 3, 4:2016 afferenti le figure professionali per l’ICT, in cui i laureati in ingegneria non sono protagonisti ma meri osservatori.

 

 

Carlo Reggiani

Commissione ICT

Referente progetti Agenda Digitale 

carlo.reggiani@gmail.com 

Autore: Karin Cipriani
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